Incontro con Giovanni Impastato
Progetto Legalità 2025/2026 – Il coraggio e il valore della cultura come strumento di resistenza
Giovedì 19 febbraio 2026, dalle 10:10 alle 12:00, la palestra “Alvisi” del nostro Istituto ha ospitato un momento di grande intensità civile e culturale: l’incontro delle classi quinte con Giovanni Impastato, fratello di Peppino Impastato, figura simbolo della lotta contro la mafia.
L’iniziativa si inserisce nel percorso del Progetto Legalità, dedicato quest’anno al ruolo della cultura come strumento di emancipazione, consapevolezza e responsabilità.
Un dialogo che trasforma la memoria in responsabilità
Guidati dal Dirigente Scolastico Paolo Valli e dalla prof.ssa Cofone, referente del progetto, gli studenti hanno dialogato con Giovanni Impastato ponendo domande profonde e sentite. La sua testimonianza, limpida e coraggiosa, ha restituito la forza di una storia che continua a parlare ai giovani con autenticità.
L’incontro ha permesso di comprendere come la memoria non sia un esercizio del passato, ma un impegno quotidiano: conoscere significa scegliere, e scegliere significa assumersi responsabilità.
Presenti all’iniziativa anche:
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Elena Baredi, Assessora alla Scuola e ai Servizi Educativi del Comune di Cesena
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Enzo Cappelletti, già vicepreside del nostro Istituto e oggi anima delle Cucine Popolari
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Franco Ronconi, dell’associazione Libera di Forlì-Cesena
Le foto dell'evento sulle pagine social della scuola https://www.instagram.com/iterenatoserra
https://www.facebook.com/itcserra.it
Peppino Impastato (Cinisi, 1948) cresce in una famiglia legata a Cosa Nostra. Fin da giovanissimo compie una scelta radicale: rifiuta la cultura mafiosa e si avvicina ai movimenti politici e sociali della sinistra.
La sua ribellione è culturale e civile. Crede nella forza della parola, dell’ironia e dell’informazione libera. Fonda collettivi, giornali, iniziative sociali e soprattutto Radio Aut, emittente indipendente con cui denuncia pubblicamente i boss locali.
La trasmissione più celebre, “Onda Pazza”, utilizza la satira come strumento di smascheramento del potere mafioso.
La rottura con la famiglia non è solo politica: è una frattura affettiva e culturale. Peppino lascia la casa paterna, rifiuta il ruolo che gli sarebbe stato imposto e sceglie un percorso di libertà personale e intellettuale.
Questa scelta lo isola e lo espone, rendendolo un bersaglio in un contesto in cui la famiglia rappresenta il primo presidio del potere mafioso.
L’assassinio e il depistaggio
Nella notte tra l’8 e il 9 maggio 1978, Peppino viene rapito, picchiato e ucciso. Il suo corpo viene fatto esplodere sui binari della ferrovia di Cinisi per simulare un attentato suicida.
Per anni le indagini seguono piste fuorvianti, ignorando elementi evidenti di omicidio. La vicinanza familiare ai Badalamenti viene usata per screditare Peppino e rafforzare la falsa tesi del suicidio.
Solo la determinazione della madre Felicia Bartolotta e del fratello Giovanni permette di riaprire il caso e ricostruire la verità.
Il 9 maggio 1978 l’Italia vive due eventi drammatici:
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a Roma viene ritrovato il corpo di Aldo Moro, ucciso dalle Brigate Rosse
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a Cinisi viene assassinato Peppino Impastato
Questa coincidenza non fu pianificata, ma ebbe effetti decisivi.
Oscuramento mediatico
Il caso Moro monopolizzò l’attenzione nazionale. La morte di Peppino passò in secondo piano, relegata alla cronaca locale.
Depistaggio facilitato
Il clima di emergenza rese più semplice far passare la tesi del suicidio o dell’attentato fallito. La pista mafiosa fu scartata immediatamente.
Una verità emersa solo anni dopo
Grazie alla famiglia e al Centro Impastato, negli anni ’90 il caso viene riaperto e la verità riconosciuta: omicidio mafioso e depistaggi nelle prime indagini.
Negli anni ’90, nuove testimonianze e il lavoro del Centro Impastato portano alla riapertura delle indagini. Il processo si conclude con la condanna del boss Gaetano “Tano” Badalamenti, riconosciuto come mandante dell’omicidio.
Tre verità fondamentali emergono:
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l’omicidio è di matrice mafiosa
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ci furono depistaggi e omissioni
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la famiglia fu decisiva nel far emergere la verità
Il ruolo di Giovanni Impastato
Dopo la morte del fratello, Giovanni sceglie di trasformare il dolore in impegno civile. Da oltre quarant’anni porta nelle scuole e nelle istituzioni una testimonianza limpida e coraggiosa.
Il suo lavoro ha contribuito a:
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riaprire le indagini
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fondare il Centro Impastato
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trasformare la casa di famiglia in un luogo di memoria
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diffondere una cultura della legalità in tutta Italia
La sua presenza nel nostro Istituto rappresenta un’occasione preziosa per gli studenti.
Le date:
1948 – Nasce Peppino Impastato
1953 – Nasce Giovanni Impastato
1965–1967 – Peppino rompe con la famiglia mafiosa
1976 – Nasce Radio Aut e la trasmissione Onda Pazza
9 maggio 1978 – Assassinio di Peppino Impastato
9 maggio 1978 – Ritrovamento del corpo di Aldo Moro
1978–1990 – La famiglia avvia la battaglia per la verità
1998 – Riapertura delle indagini
2000 – Esce il film I cento passi
2002 – Condanna di Gaetano Badalamenti
2000–oggi – L’impegno civile di Giovanni continua
Per approfondire
Libri
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Oltre i cento passi – Giovanni Impastato
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Resistere a Mafiopoli – Giovanni Impastato
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Peppino Impastato: una vita contro la mafia – Umberto Santino
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La mafia in casa mia – Felicia Bartolotta Impastato
Film e documentari
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I cento passi (2000)
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La memoria di Peppino
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Radio Aut – La voce libera di Peppino Impastato
Perché questo incontro è importante
La storia dei fratelli Impastato è un laboratorio di cittadinanza attiva. Parla di scelte difficili, responsabilità personale, libertà di pensiero e coraggio culturale.
Raccontarla ai nostri studenti significa offrire strumenti per leggere il presente, riconoscere le forme di violenza e credere nella forza della cultura come pratica di resistenza.
